cù-ra dal latino: [cura] derivato dalla radice [ku-/kav-] osservare. Da confrontare con il sanscrito [kavi] saggio.

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La medicina nell’antica Roma

Lo sviluppo della medicina in Roma si può dividere in tre periodi: il primo è quello della medicina detta autoctona, di antica origine italica; il secondo è caratterizzato dalla coesistenza dell’elemento autoctono e di quello greco che andava infiltrando il mondo romano (fase di transizione) ed il terzo consiste nel definitivo trapianto della medicina greca nel mondo romano (periodo delle scuole).

Fase di transizione.
E’ caratterizzata dall’arrivo a Roma di parecchi medici greci, molti dei quali erano per la verità di scarsa abilità tecnica e di dubbia moralità: si occupavano infatti principalmente di esecuzione di aborti, della produzione e della vendita di filtri amorosi. Erano quasi tutti schiavi o liberti, per cui inizialmente non godevano di grande prestigio.
Con Arcagato, arrivato dal Peloponneso intorno al 219 a.C., inizia invece la pubblica professione medica esercitata in luoghi a metà strada tra ambulatori, farmacie e scuole detti tabernae medicinae che ricordavano molto da vicino gli jatreia greci descritti da Ippocrate.

Periodo delle scuole
E’ il momento di maggiore splendore della medicina a Roma: non a caso coincide con l’età imperiale. Sotto l’influenza delle varie scuole che tuttavia degeneravano spesso in vere e proprie sette in aperta contraddizione tra loro, comincia a prendere forma un pensiero medico vero e proprio.
Questo periodo abbraccia tre fasi ben distinte che hanno come punto di riferimento la figura di Galeno: la fase pre-galenica, quella galenica e quella post-galenica.