cù-ra dal latino: [cura] derivato dalla radice [ku-/kav-] osservare. Da confrontare con il sanscrito [kavi] saggio.

Farmacognosia

La Medicina Etrusca

Un giorno di circa tremila anni fa, Tarconte, il fondatore della città di Tarquinia, mentre era intento a dissodare un campo, vide apparire da dietro una zolla di terra un giovane di nome Tagete che gli rivelò quella che passò alla storia col nome di ” ETRUSCA DISCIPLINA “.
L’Etrusca Disciplina racchiude tutto lo scibile culturale, tecnico, sociale e religioso che caratterizzò e distinse la Civiltà Etrusca in ogni momento della sua esistenza.
Per oltre mezzo millennio, la cultura e la tecnologia etrusca sono state trainanti per i popoli italici e non è escluso che la stessa Roma ne sia stata largamente influenzata anche dopo il periodo di convivenza durante la monarchia (753 – 509 a.C.).
Il sistema sociale e politico Etrusco era caratterizzato da una confederazione di Città-Stato, ognuna delle quali era governata da un Re-Sacerdote: il Lucumone.
Il Lucumone era anche il custode dell’Etrusca Disciplina che racchiudeva pure tutte le nozioni riguardanti la prevenzione ed il trattamento medico.
Non possiamo parlare di un tipo di medicina Etrusca differente dalle altre praticate in quel periodo dalle diverse civiltà mediterranee e non: Cinese, Indiana,Egiziana, Persiana, Ebraica, Greca etc., ma di un’ottimizzazione di ciò che di meglio esse potevano offrire.

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Nel campo della prevenzione, essendo gli Etruschi profondi conoscitori della Terra e dei suoi tesori ed insidie, davano un’estrema importanza all’igiene personale, alla scelta dell’habitat in cui vivere, all’alimentazione ed all’attività fisica. Alla base di tutto c’era l’acqua che fortunatamente abbondava nel Paese che essi abitavano e le loro città erano tutte costruite su fiumi o torrenti che venivano regolarmente bonificati anche attraverso speciali gallerie dotate di lastre di piombo perforate e drenati nei punti dove avrebbero potuto ristagnare e quindi, provocare la formazione di agenti malarici.
Va ricordato che fu uno dei re Etruschi di Roma, Tarquinio Prisco, a costruire la famosa “Cloaca Maxima dell’Urbe.
Le numerose sorgenti di acqua calda provenienti dal sottosuolo vulcanico dell’Etruria, erano intensamente sfruttate per la cura delle più svariate patologie, come d’altronde si continua a fare tutt’oggi negli stessi luoghi: Saturnia, Viterbo, Chianciano etc.
Il Greco Teofrasto (IV sec. a.C.), successore di Aristotele, e profondo conoscitore di botanica, dice che pure Eschilo (VI sec. a.C.) affermava che “l’Etruria è un paese ricco di farmaci”.


La farmacologia Etrusca era sostanzialmente fitoterapica ma includeva pure alcuni minerali come la limatura e l’ossido di ferro (anemie) rame (infiammazioni) ed alcuni sali come sodio e potassio etc.
Le piante medicinali usate sono più o meno quelle in uso nella fitoterapia odierna come ad esempio: la scammonea (itterizia), il ricino (purgante), aglio e cipolla (battericidi), timo (vermifugo), camomilla etc. Altri “farmaci” molto usati erano il cavolo e il vino.
Nel campo chirurgico abbiamo molte testimonianze dell’attività Etrusca dal ritrovamento di strumenti conservati in diversi musei e soprattutto, per quanto riguarda l’ortopedia, dalle numerose fratture ricomposte riscontrate sugli scheletri ritrovati che dimostrano che il soggetto ha continuato a vivere dopo l’intervento. Il taglio cesareo era previsto ma solo in caso di minaccia di morte della partoriente.
L’anatomia degli organi interni era praticata solo sugli animali dato che gli Etruschi avevano un profondo rispetto per il corpo dei defunti. L’organo più studiato era il fegato dato che era considerato la fonte del sangue. Il compito dello studio era affidato all’aruspice che ne conosceva ogni minimo particolare e nel corso di tale operazione prevedeva nella posizione di determinati punti particolari, svariati eventi che sarebbero accaduti. La struttura del corpo umano era invece insegnata tramite speciali riproduzioni del medesimo in terracotta.

Ma il settore nel quale gli Etruschi emergevano è senza dubbio l’odontoiatria. In diversi musei sparsi in tutto il mondo esistono teschi con protesi dentarie, prevalentemente d’oro, di fattura altamente perfetta e sofisticata tale da stupire i moderni odontotecnici e dentisti.
Gli Etruschi erano rinomati in tutto il mondo allora conosciuto per la loro abilità nel lavorare qualsiasi metallo ma specialmente con l’oro ed il rame avevano scoperto delle tecniche rimaste ineguagliate per diversi secoli. Per primi hanno introdotto e sviluppato la granulazione e la filigrana che permettevano lavorazioni precise, funzionali e raffinate.


I denti che dovevano sostituire quelli mancanti sostenuti dai ponti in oro, non potendo essere ottenuti da cadaveri, venivano ricavati in prevalenza da animali e quindi sagomati e adattati perfettamente al sistema masticatorio del paziente.

La tecnologia e la perizia medica Etrusca è stata in seguito ereditata dai Romani che all’inizio del secondo secolo a.C., hanno aperto le porte pure alla emergente medicina Greca pur mantenendo come base quella appresa dai loro maestri Etruschi.

 

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L’Evoluzione della Medicina nella Storia dell’ Arte

Da Rembrandt a Caravaggio, da Goya a Picasso, da Repin a Norman Rockwell,ogni grande artista ha voluto rappresentare a suo modo l’ambiente austero di uno studio medico, la scena toccante di un letto di morte, il tavolo anatomico dove si compivano i primi esperimenti o il tavolo chirurgico dove i medici operavano con i pochi mezzi a disposizione. Dalla “Lezione di Anatomia” di Rembrandt al “Cavadenti” di Caravaggio e da lì in avanti fino ai bozzetti satirici di Rockwell i capolavori dei maestri sono stati non solo espressione massima del loro talento ma anche testimonianza sociale e scientifica dell’evoluzione della medicina e della chirurgia


La medicina a Roma Imperiale

ROMA IMPREGNATA DELLE GRANDI CULTURE CHE L’AVEVANO PRECEDUTA

Roma non era semplicemente città imperiale capace di sottoporre al suo controllo territori e genti, imponendo la sua lingua e la sua dura legislazione. Era anche culla mondiale di civiltà, avendo essa raccolto e coagulato in se stessa le cose migliori espresse dalle precedenti esperienze millenarie egiziane, assiro-babilonesi, greco-persiane.

COS’ERA LA SALUTE PER I ROMANI

Salute per Roma significava circolare velocemente e con sicurezza, ecco il motivo di tante strade e di tanti ponti. Salute per Roma significava capirsi in modo chiaro e non come a Babilonia, per cui il latino era lingua imposta in ogni centro ed in ogni provincia annessa. Salute era disporre di acqua corrente, di terme e di vespasiani, di stadi e di palestre. Salute era sapersi mantenere in ottima forma fisica, mentale e spirituale senza l’ausilio di pozioni strane, di maghi, di guru, di fattucchieri e di medici. Soprattutto di medici, vietati espressamente per legge, al pari dei loro farmakon, ossia dei loro veleni.

2500 ANNI SENZA L’OSSESSIONE E L’ACCANIMENTO DELLA MEDICINA

La Caput Mundi seppe dunque vivere sana e potente senza ombra di medico per 700 anni di fila, nel momento del suo più alto splendore, proprio quando le arti mediche erano rigorosamente proibite per legge. Questa concomitanza tra acme di splendore e assenza di medicus, non era affatto casuale. Gli antichi romani erano dunque tenuti a vivere con coscienza e con sobrietà. Troppi templi portavano ancora la scritta “Conosci te stesso”, per poter rinunciare alla comprensione di se stessi, per abdicare alla propria salute affidandola a qualcuno che si vantasse di capacità guaritive o divinatorie. Dal momento in cui tale legislazione anti-medica si attenuò, trascorsero altri 1800 anni a corto di medici, o in regime di tolleranza verso i medici. Grazie anche alla Scuola Medica Salernitana, che era nota e stimata in tutta Europa, mantenendo essa in auge i saggi principi di Pitagora, di Ippocrate, di Asclepiade e di Galeno. Conti alla mano, 700 anni di medicus-divieto e 1800 anni di medicus-tolleranza. Come dire 2500 anni senza il tormento e l’accanimento della medicina. Dunque è provata dalla storia una cosa fondamentale, e cioè che si può vivere benissimo senza sentirsi addosso l’ossessionante ronzio dei medici.

COSA SI INTENDE PER NATURA

Ippocrate aveva fissato principi inequivocabili tipo “La Natura è Sovrana Medicatrice di tutti i mali”. La natura, non il farmakon e non il medico. Aveva pure enunciato un eloquente “Primo non nuocere”. Cos’è di più nocivo al mondo se non togliere serenità e tranquillità alle persone? Cos’è di più nocivo ed ammalante se non lo spaventare, il terrorizzare, il ricattare, il dire “se non fai questa operazione ti succede quello, se non prendi questo farmaco ti accade quell’altro?”, Oppure: “Se non prendi la tachipirina, la febbre va a 45 e ti scoppia il cervello?”

A ROMA SI CONOSCEVANO I PRINCIPI DELL’HYGIENE 2000 ANNI PRIMA DI HERBERT SHELTON

Asclepiade (100 AC) che, da grande anticipatore igienista e da ispiratore della futura Scuola Medica Salernitana, mise in evidenza tre principi-base: A) L’importanza delle cause a monte (non accontentarsi delle facili apparenze sintomatiche e di guardare fino al proprio naso, ma di andare più a fondo).
B) L’importanza del terreno, cioè del corpo e di come il corpo vene usato. C) L’irrilevanza dei sintomi, poiché tutte le malattie hanno la stessa matrice tossica.

MARCO AURELIO SI LEGGE TUTTORA

Mai ci fu tanta salute, tanta padronanza di se stessi, tanta igiene naturale, tanto benessere psico-fisico, sulla faccia del Pianeta Terra, con ogni persona portata, indotta e costretta a conoscere se stessa, a non delegare la propria salute a nessuno, con diversi imperatori pronti a dare il buon esempio. “Medicus curat, natura sanat”, era uno dei proverbi latini più in voga, a dimostrazione che i romani non erano interessati a cure mediche ma alla salute naturale. Tipico il caso di Marco Aurelio Antonino Antonino (121-180 d.C), capace di lasciarci dei testi di igiene tuttora letti e in auge presso i maggiori studiosi mondiali di longevità e di salutistica.

ANCHE I PAZIENTI HANNO LE LORO COLPE

D’accordo, chi si ammala ha i suoi bei torti. Soprattutto se non capisce i meccanismi costruttivi della malattia-benettia e pretende inoltre di guarire in quattro e quattr’otto. Gli dà fastidio non la sua abitudine alimentare perversa ed intossicante, ma il dolorino, l’emicrania, la candida, la tiroide ballerina, l’adipe, il sovrappeso, l’impotenza. Per pazienti di questo tipo, non è casuale che esista una medicina di questo tipo, ossia una medicina che se ne strafotte della malattia causante e che punta tutto sulla eliminazione rapida del sintomo, della spia rossa, del lato appariscente della patologia.

A ROMA ESISTEVA IL DIVIETO D’ESSERE MEDICI, OGGI VIGE IL DIVIETO D’ESSERE SANI

In Roma antica vigeva il divieto di esistere per la medicina, ed era dunque obbligatorio aver buona cura di se stessi, essere sani e in forma. Oggi, al contrario, i medici dilagano e vige il divieto per la gente di essere sani. Per trovare poi un singolo igienista devi mandare in giro Diogene con la lampada accesa in pieno giorno! In una recente indagine americana, e parliamo di un paese dove lo spirito critico e l’esperienza non dovrebbero mancare, il 77% della popolazione ha affermato di credere all’utilità dei farmaci. Forse anche perché, in America, ognuno ha in tasca azioni della Pfizer e della Glaxo, visto che sono proprio le multinazionali del farmaco a tenere a galla la borsa di New York.

RISPETTARE LA NATURA SIGNIFICA RISPETTARE LE LEGGI ETERNE

L’hygiene è basata su una riverenza assoluta verso il Creatore e verso la Natura, su un religioso rispetto per il corpo e l’anima, sulla buona coscienza, sul buon senso, sui buoni principi. L’hygiene è basata su leggi scientifiche, precise ed eterne. La legge di causa ed effetto, la legge dello squilibrio e del riequilibrio (ossia del gioco salute-malattia), la legge dell’intossicazione e della crisi detossificante-eliminativa, la legge del minimo (la legge della catena, che è forte tanto quanto il suo anello più debole), la legge della saggezza intrinseca corporale (per cui il corpo non va mai contro se stesso, ma tende ad auto-guarire, non appena gli vengano date le possibilità di farlo).

È L’ANELLO PIÙ DEBOLE A DETERMINARE LA FORZA DELLA CATENA

Posso avere in una catena 100 anelli indistruttibili di acciaio inox, ma se uno solo di essi è fatto di latta, la catena si spezzerà sempre e solo in quel punto. Tutti così pronti ad ossessive e inutili prove del sangue, per sapere se c’è carenza di questo minerale o di quella vitamina, ignorando che esiste la legge del minimo, per cui se manca la presenza, magari irrisoria, del manganese e del rame, ogni aggiunta di ferro non risolve ma aggrava il problema.

GLI ASPETTI VISIBILI E TOCCABILI DELLE COSE

Pensiamo forse che il fatto di aver fagocitato maiali e vitelli, galline e struzzi, anatre ed oche, tacchini e conigli, sia ininfluente e non abbia correlati verificabili su una tabella di controllo e su una scheda diagnostica? Pensiamo forse che le nostre perdite di auto-stima non vengano registrate sul monitor generale? Crediamo forse di essere solo mossi e toccati dagli aspetti visibili e materiali delle cose?
Ma questa è stupidità manifesta. Ce l’ha insegnato Giordano Bruno, prima di essere messo al rogo a Campo de’ Fiori, nel febbraio del 1600, da un cero Ippolito Aldebrandini, un pontefice chiamato paradossalmente papa Clemente (Clemente VIII per l’esattezza).

L’ANELLO PIÙ DEBOLE RIMANE QUELLO SPIRITUALE

Ecco pertanto la necessità assoluta di rivolgere le nostre attenzioni al nostro punto fragile, al nostro punto di rottura. Ma nelle analisi mediche, per un valore che si cita ce ne sono 100 che si tacciono. L’anello più debole della nostra catena è, assai spesso, quello spirituale, quello morale, quello etico. E nessuna prova del sangue è in grado di evidenziare valori fondamentali quali il rispetto per noi stessi e per tutti gli altri, il benessere, l’armonia, la serenità, l’accettazione della prova suprema, l’accettazione della vita e di quello che viene dopo di essa.


La medicina popolare

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E’ un miscuglio di medicina primitiva, empirismo, magia e religione. Riconosce a determinate persone, quasi sempre donne (le streghe), la capacità di fare il male e di toglierlo. Per provocare le più svariate patologie si ricorre alle fatture che possono essere eseguite indirettamente (operando un transfert della vittima designata su figure, statuette o oggetti che la rappresentano) oppure direttamente gettandole addosso o facendole ingoiare, senza che se ne accorga, sostanze di vario genere di solito di carattere macabro e ripugnante (ossa umane polverizzate, sperma, sangue mestruale). Spesso si usano anche spilli, nodi e altri oggetti che vengono posti nel letto e nei vestiti. Le malattie possono infine essere causate anche dalla semplice invidia e dal malocchio, un fluido che viene emanato talvolta inconsapevolmente dagli occhi delle persone che lo posseggono. C’è poi la magia del bene sia per le malattie provenienti da fattura, sia per le affezioni più comuni: nel primo caso se ne occupano le streghe, nel secondo invece persone dotate di particolari virtù (settimini, appartenenti a certe famiglie ecc.) mediante toccamenti ed enunciazione di determinate formule e preghiere.
Da non dimenticare infine il ricorso alla sfera religiosa che talvolta, nonostante il divieto della Chiesa, sconfina in un senso di magismo e superstizione quando arriva a far ingoiare polvere di intonaco di alcune cappelle o immagini di santi.


6000 anni di droghe

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LA MEDICINA MESOPOTAMICA E GLI ASSIRO-BABILONESI

La Mesopotamia (3600-2000 a.C.) può essere considerata la culla dell’anatomia. Questa disciplina si sviluppò a partire dall’Aruspicina, l’arte di prevedere il futuro dall’esame dei visceri degli animali sacrificati agli dei. I primi a praticare l’Aruspicina furono i Sumeri; anche i loro successori, Assiri Babilonesi, usarono questa tecnica divinatoria. Non sono arrivati fino a noi testi di medicina mesopotamici. Tuttavia, informazioni sulle pratiche mediche dell’epoca sono frequenti nelle tavolette di argilla rinvenute nelle biblioteche dei sovrani assiri e babilonesi. Come per i popoli antichi l’eziologia di una certa malattia è legata al soprannaturale e precisamente all’ira di un certo demone specifico per quella affezione e la relativa cura è basata su rituali magici di scongiurazione ed esorcismo. Le pratiche dovevano essere incentrate sul rito espiatorio e su una certa forma di empirismo primitivo. Spesso la malattia veniva considerata come un qualcosa d’impuro da cui ci si doveva liberare tramite un lavaggio e per cui erano prescritti abluzioni o bagni in determinati luoghi sacri o con rituali codificati. Il sacrificio era certamente presente, ma anche era radicata la conoscenza di piante ed erbe medicamentose donate all’uomo da una particolare divinità che prende il nome di Aura Mazda. (periodo ca. 3000 – 2000 a.C.)  Per i Mesopotamici quindi, così come per i loro antenati, la malattia era ancora considerata un castigo divino, anche se cominciavano ad intuire l’esistenza di cause non soprannaturali. I medici, perciò, ricorrevano alla divinazione per scoprire il peccato commesso dal malato e capire l’espiazione richiesta dagli dei, ma osservavano anche i sintomi del paziente per stabilirne la gravità. Presso i templi, poi, avevano sede delle vere e proprie scuole mediche, le prime della nostra storia; in esse avveniva la formazione del giovane medico per mezzo di attività pratiche e di una grande quantità di testi disponibili sotto forma di tavolette di creta. I medici della Mesopotamia, chiamati asu, ossia “colui che conosce le acque” (da questo si rileva l’importanza dell’acqua negli esorcismi), avevano la capacità di spiegare i sogni e usa impacchi, bagni e lavaggi nel fiume per le terapie; si occupavano certamente di preghiere e divinazioni ma, il loro compito fondamentale era la cura fisica del malato attraverso farmaci e operazioni. Essi esercitavano perlopiù presso la corte, i nobili e le persone di elevato rango, ma sembra che esistessero anche dei barbieri, gallubu, chirurghi barbieri di casta inferiore che incarna la figura del barbiere medioevale europeo, e che trovano omologhi in altre culture, come il Tepal azteca, e che eseguivano alcune operazioni chirurgiche, soprattutto estrazioni di denti, drenaggio di ascessi, flebotomie; si potevano trovare alcune varianti come baru, mago incaricato dell’interrogatorio rituale, ashipu, specializzato in esorcismi. Nel museo del Louvre si può contemplare un timbro di alabastro di più di 4000 anni con una scritta in cui si menziona il primo nome conosciuto di un medico. “Oh Ednimungi, servitore del dio Girra, protettore delle partorienti, Ur-Lugal-edin-na, il médico, è il tuo servitore”. Questo timbro, utilizzato per firmare documenti e ricette, rappresenta 2 coltelli circondati da piante medicinali.
La sede dell’intelletto era nel cuore, la sede essenziale della vita era nel sangue e l’organo centrale della circolazione era il fegato (dalla posizione, dalle irregolarità e dalla forma del fegato degli animali si traevano predizioni e auspici). La diagnosi per i popoli assiro-babilonese è incentrata sull’osservazione del fegato, ritenuto l’origine del sangue e dunque l’organo più importante e dunque oggetto della maggior parte dei riti prescritti.

La principale testimonianza della forma di vita delle civiltà mesopotamiche si ritrova nel codice di Hammurabi, una ampia normativa deontologica, una compilazione di leggi e di norme amministrative raccolta dal re babilonese Hammurabi, tagliato in un blocco di diorite, alto 2,5 metri per 1.90 metri di base, collocato nel tempio di Sippar. In esso si specificano, in tredici articoli, le resposabilità del medico nell’esercizio della sua professione, le pene previste per mala praxis e i compensi riservati ai medici. (periodo ca. 1792 – 323 a.C.)
La cura dei malati viene, quindi, riconosciuta per la prima volta come attività professionale all’interno della prima società organizzata.
Grazie a questo testo e una serie di circa 30 mila tavolette compilate da Asurbanipal (669-626 a. C.), provenienti dalla biblioteca scoperta a Ninive nel 1841 da Henry Layard, si è potuto intuire la concezione della salute e della malattia in questo periodo, così come pure le tecniche mediche utilizzate da guaritori professionali. Di tutte queste tavolette corca 800 sono specificatamente dedicate alla medicina, e tra loro si trova la descrizione della prima ricetta conosciuta. La più eclatante è l’ intricata organizzazione sociale riguardo i tabù e gli obblighi religiose e morali, che determinavano il destino dei singoli. Primeggiava una concezione soprannaturale della malattia: si tratta di un castigo divino imposto da diversi demoni dopo la rottura un tabù. In quest’ottica la prima cosa che doveva fare il medico era stabilire quale, tra circa 6000 demoni, era quello che causava il problema. Per questo utilizzavano tecniche divinatorie basate sullo studio del volo degli uccellli, la posizione degli astri o del fegato di alcuni animali. La malattia era chiamata shêrtu, che in assirio significa anche peccato, impurità morale, ira divina e castigo. Qualsiasi divinità poteva provocare le infermità mediante intervento diretto, l’abbandono dell’uomo alla sua sorte, od attraverso incantesimi eseguiti da stregoni. Durante la cura, tutti queste divinità possono essere invocati e richiamati attraverso orazioni e sacrifici per ritirare la loro influenza nociva e permettere la cura dell’uomo inferno. Tra tutto il panteon degli dei Nizanu era conosciuto come “il signore della medicina” per la sua speciale relazione con la salute. La diagnosi include inoltre una serie di domande rituali per determinare l’origine del male. Anche i trattamenti non sfuggivano a questo padronato culturale: esorcismi, preghiere ed offrete sono rituali frequenti che cercano di ingraziare il paziente con la divinità o liberarlo dal demonio che è in agguato.Ma anche degno di nota è un importante arsenale di erbe raccolte in diverse tavolette: circa duecento e cinquanta piante curative si riflettono in loro, così come l’uso di alcuni minerali e diverse sostanze di origine animale.
La invasione della Persia dell’anno 539 a.C. segnò la fine dell’impero babilonese.


Storia dell’Omeopatia

Funziona l’omeopatia? Ovviamente l’omeopatia funziona ma è necessario prima capirne il significato e il possibile impiego analizzando l’omeopatia partendo dalla sua storia. Omeopatia è un sistema di medicina che risale ormai a due secoli fa che si basa su diluizioni di sostanze tratte da piante, minerali e animali usate a fini terapeutici, il significato della parola omeopatia deriva dalla parola greca omòs (significa simile) e pàthos (significa soffrire). L’omeopatia si basa infatti sul “principio di similitudine del farmaco”. L’omeopatia fu fondata alla fine del XVIII secolo dal dottor Samuel Hahnemann, un medico tedesco che cercava un’alternativa ai salassi, all’arsenico e ad altre terapie aggressive tipiche della medicina dell’epoca. Nel corso delle sue ricerche Hahnemann si imbatté nella corteccia dell’albero di cinchona da cui si ricava il chinino. All’epoca si sapeva già che il chinino curava la malaria, ma Hahnemann scoprì che dopo averlo assunto da sano aveva invece sviluppato i sintomi della malaria. 
Omeopatia oggi
Oggi l’omeopatia è talora usata insieme alla medicina tradizionale per curare malanni comuni come l’influenza e patologie croniche come l’artrite. Non è però da usarsi in casi d’emergenza. La sua popolarità è maggiore in Europa. Nel Regno Unito l’assistenza sanitaria fornisce anche terapie e ricoveri in ospedali e cliniche omeopatiche e vi sono corsi post-universitari di specializzazione in omeopatia
I rimedi omeopatici vengono prescritti in base ai sintomi del singolo paziente

Altro non sono che diluizioni di sostanze che inducono tali sintomi vengono poi usate per curare la patologia. Ciò significa che un rimedio che in un soggetto sano può creare i sintomi di una data malattia, li curerà in un soggetto malato. Per esempio, Rhus toxicodendron, un rimedio omeopatico ottenuto dall’edera velenosa, è usato per curare il rash cutaneo causato dal contatto con quella pianta. All’inizio di una cura omeopatica i pazienti possono peggiorare, prima di trarre giovamento dalla terapia: è un fenomeno noto come «crisi risanatrice », considerata un buon segno perché indica che il rimedio scelto per debellare la malattia ha adeguatamente stimolato le forze di auto guarigione dell’organismo.

Esistono migliaia di rimedi omeopatici, ciascuno creato diluendo ripetutamente una sostanza in acqua o alcol

La potenza di ciascun rimedio è identificata dal suo grado di diluizione e dal numero di volte che è stata diluita. Il numero delle diluizioni successive è etichettato X (una diluizione 1:10 – una parte di sostanza in nove parti d’acqua), C (una diluizione 1:100) e M (una diluizione 1:1000). Un rimedio omeopatico etichettato 6X è stato diluito e dinamizzato (scosso) sei volte alla concentrazione di 1:10; uno etichettato 12C è stato diluito e dinamizzato dodici volte alla concentrazione di 1:100, e cosi via. Più una soluzione è diluita, più è ritenuta potente. Alcuni rimedi omeopatici sono talmente diluiti che la sostanza originaria non può più essere misurata.  Uno dei rimedi omeopatici più noti e usati è l’Oscillococcinum, un estratto altamente diluito di cuore e fegato d’anatra che viene prescritto per curare l’influenza, Il cuore e il fegato d’anatra vengono usati perché si ritiene contengano virus influenzali. I rimedi omeopatici possono alleviare i sintomi delle allergie stagionali. Per esempio, uno spray nasale omeopatico è efficace come uno spray nasale tradizionale al cromalinsodico per alleviare i sintomi della rinite allergica e via discorrendo per gli altri innumerevoli rimedi omeopatici…