cù-ra dal latino: [cura] derivato dalla radice [ku-/kav-] osservare. Da confrontare con il sanscrito [kavi] saggio.

Stregoneria e Africa

In Africa la stregoneria è parte dello scenario supernaturale comunemente accettato e temuto. Di solito le streghe vengono considerate dottori o uomini medicina più che semplici streghe. Il potere del maligno è dappertutto e questo gli permette di ottenere ed utilizzare il proprio potere. Il male di solito viene portato fuori e reso potente da sentimenti quali la rabbia, l’odio, la gelosia, l’invidia e la lussuria, persino la pigrizia. Ogni diversa tribù africana considera la stregoneria in maniera differente: gli Nyakyusa ad esempio la definiscono come “il pitone nella pancia” (Python in the belly), la tribù Pondo come ” il serpente della donna” (Snake of the woman), la tribù Xhosa crede che sia una grande bestia pelosa e la chiama Baboon. Nella tribù Tswana invece le streghe vengono distinte in “night witches ” (streghe della notte) e day sorceres (streghe del giorno): le streghe del giorno usano i loro poteri magici per infliggere danno attraverso l’uso delle erbe e altre medicine, le streghe notturne sono di solito anziane donne che si riuniscono in piccoli gruppi e viaggiano per stregare gli sfortunati, non vestono abiti ma si cospargono di ceneri bianche o di sangue di morti.
Nella cultura africana il ruolo degli spiriti soprattutto maligni è molto forte, come anche il ruolo della morte e del trapasso dello spirito del defunto. Non tutte le tribù danno un significato a ciò che avverrà per il defunto dopo il trapasso ma il loro interesse è rivolto ai presagi di morte e alle disposizioni del morente in quanto esse riguardano i sopravvissuti: nella tribù Anuak ad esempio esistono segni ben conosciuti (gavado thou) che rammentano la possibilità della morte e mettono in guardia da essa: insuccessi costanti nella caccia e nella pesca, stanchezza o inerzia persistenti, apparizioni di determinati uccelli sul terreno che circonda la casa, in particolare del gufo che secondo gli anuak fa il verso che tudo y bur, attira verso la tomba, e infine che esso sia evitato dai cani. Secondo molti miti, soprattutto africani, le condizioni in cui versava l’umanità vennero radicalmente mutate da un messaggio mandato dalla Luna per mezzo di un animale (lepre, lucertola, etc.) che avrebbe dovuto annunciare agli uomini che essi moriranno e risorgeranno ciclicamente come la Luna, ma che per errore annunciò loro il contrario: da quel momento gli uomini sono irrevocabilmente soggetti alla morte

animismo

Burkina Faso e l’animismo
L’animismo è una religione che attribuisce un’anima a tutti i fenomeni naturali, una energia che pervade tutto l’esistente, visibile ed invisibile, causa di ogni fenomeno, della vita e della morte, della stabilità e di ogni cambiamento, intrinseca ad ogni essere vivente, uomo, animale o vegetale, e nella materia sia essa solida, liquida o gassosa. L’animista possiede la ferma convinzione dell’esistenza di questa energia, la sua iniziazione ed il suo percorso religioso consistono nella acquisizione di una profonda sensibilità nei confronti della natura, nell’osservazione dei fenomeni naturali e degli avvenimenti ciclici come i giorni, le lunazioni, le stagioni. Le influenze sugli accadimenti naturali per l’animista equivalgono ad un libro nel quale sono possibili letture profonde e significative, e l’analisi che l’animista è in grado di compiere è il frutto di una sensibilità ottenuta grazie all’abitudine di esplorare i significati che la natura dona all’uomo.
L’animismo non può essere semplicemente liquidato con la superficiale definizione di “religione primitiva”. La complessità e la profondità delle idee e dei concetti di questa religione è sorprendente, un vero mondo in cui, come in altre religioni, le forze del male e del bene si scontrano. Queste lotte immani e misteriose si manifestano nella natura e nel mondo materiale sottoforma di simboli che l’animista può decifrare. La consapevolezza che in un seme vi è l’intera ” anima ” della pianta, un disegno preciso, l’esecuzione di un progetto grandioso, il desiderio insito di vivere, germogliare,crescere, fiorire, fruttificare allo scopo di realizzare un suo simile, per essere nella sua essenza eterno, è un esempio emblematico della complessità e spessore delle analisi e della profondità di lettura della natura nell’animismo. Un codice che l’animista acquisisce non solo nell’attento esame delle manifestazioni naturali ma anche attraverso l’insegnamento di un anziano, un maestro con il quale, anche dopo la sua morte, continuerà ad avere uno stretto rapporto.
L’animismo in Africa occidentale è la religione autoctona ed è praticata da molto tempo, ancor prima che arrivassero Islam e Cristianesimo, considerate religioni dei popoli invasori. Queste religioni sono state in generale accettate dalle popolazioni ma adattate alle loro credenze e sovente snaturate dei loro messaggi originali.
Nelle tradizioni dei popoli animisti l’accettazione di una nuova credenza religiosa non si contrappone ai loro principi. I portatori di nuove religioni sono sempre accolti con le loro divinità, che vengono in qualche modo inserite nel pantheon delle divinità locali, anzi, in alcune circostanze, quando il confronto di superiorità è per essi evidente, dichiarano senza esitazione che il Dio dei cristiani o dei musulmani è più forte dei loro. Nelle città di Bobo Dioulasso (Burckina Faso) e a Moptì ( Mali), si può constatare la presenza, negli affollatissimi mercati, di numerosi banchi di vendita di oggetti delle più variate provenienze religiose. Sono in bella mostra: code di serpenti, camaleonti rinsecchiti, mazzi di piume di gallina e quant’altro necessario per il rito feticista affiancati alle immagini di Papa Woitila, S. Antonio di Padova, croci, Bibbie e Vangeli, Corani di varia foggia, rosari cristiani e musulmani, poster raffiguranti la Kaba e persino immagini induiste giunte in chissà quale modo.
E’ veramente formidabile il sincretismo religioso di questa straordinaria cultura. Argomento quest’ultimo che potrebbe insegnarci la strada per una possibile pace mondiale.
Gli antropologi considerano l’animismo come la religione tradizionale dell’Africa, e se pur vero che i rituali e le pratiche variano tra le etnie, la sostanza di fondo resta la medesima ovunque. Il nome di Dio è pronunciato nelle preghiere, nelle benedizioni, durante i sacrifici. Dio dona la vita eterna dopo la morte. L’animismo si caratterizza secondo l’etnia e si presenta in modo differente secondo la storia del gruppo etnico, delle sue componenti storiche anche di un passato lontano, o dei personaggi veri o mitizzati che si sono distinti per le capacità sciamaniche e divinatorie.
Il culto animista ha dei giorni imposti durante l’anno in cui si svolgono i rituali (feste ricorrenti).
In queste occasioni vengono effettuati sacrifici di animali, generalmente polli , offerte d’acqua,di farina, di olio, di birra di miglio e altro, che vengono posti in un luogo consacrato ed offerti a Dio.
L’animista crede in un Dio creatore che mantiene il perfetto ordine delle cose, tutte concatenate tra loro; il suo aspetto non viene mai antropomorfizzato, anzi è pensato tutt’uno con l’intero creato in un’idea che può rappresentare una sorta di panteismo dell’universale.

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Feticismo africano
Nel pensiero degli animisti africani Dio è troppo potente per interessarsi all’uomo, egli è al di sopra delle esigenze minute dei piccoli problemi umani, per questi bastano gli intermediari, e cioè i geni, le forze spiritiche del simbolismo, che vengono esortati con rituali magici .In una parola : “Il feticismo”.
Comunemente si dice che le popolazioni nere dell’Africa siano di religione feticista e sono considerati feticci tutti gli oggetti che ricevono un culto qualsiasi. Il termine “féticheur ” dei francesi deriva da feticeiro dei portoghesi che per primi diedero questo nome agli idoli dei neri, derivante a sua volta dal latino factitius, da cui l’italiano ” fattucchiera”.
Il feticismo è l’insieme dei rituali magici per mezzo dei quali sono credute possibili complicità ed alleanze con geni e spiriti capaci allo stesso tempo di portare beneficio o nuocere a se stessi o ad altri.
Melekey et Sitani ( termine in cui si nota una l’influenza della lingua araba ” melik el Šitan ” ovvero il rè satana) è considerato il soffio vitale che dona la vita a una cosa inanimata. E’ un intermediario tra Dio e gli uomini che viene sovente implorato in quanto simbolo della forza, della potenza è la sorgente della vita.
Parallelamente a Melekey et Sitani che agisce a fin di bene, il feticismo è animato da spiriti chiamati ” Sitanis”, i geni, che agiscono sotto ordine del male. Essi sono sottoposti a Dio ma vivono tra gli uomini, che si servono di loro come veicoli della stregoneria.
Il feticismo costituisce perciò una pratica per ottenere dei soddisfacimenti di bisogni immediati attraverso i geni che si credono viventi nelle manifestazioni naturali. Questi sitanis (geni) sono solitamente evocati per ottenere la guarigione dalle malattie, ma anche per inviare maledizioni. Dopo la guarigione o ottenimento del risultato richiesto, il feticista donerà un grosso pollo per ringraziare le differenti forze che sono intervenute.
La gerarchia delle forze naturali è, secondo gli animisti, lo specchio di quelle sovranaturali. Essi collocano in differenti gradi di potere i geni, in un ventaglio che rispecchia le caratteristiche umane. Vi sono dei geni potentissimi che come gli uomini potenti, hanno un prezzo alto per muovere un loro intervento, ma quando ciò avviene il risultato è assicurato. All’estremo opposto vi sono geni di poco conto i cui poteri sono limitati. Sulla base di queste differenze possiamo osservare modalità di rituali che variano dal sacrificio animale celebrato con intenso sentimento devozionale per un genio considerato importante, alla semplice e superficiale formulazione di protezione.
I geni, gli spiriti e le differenti entità soprannaturali sono credute viventi dentro i fenomeni naturali, di cui sono gli artefici, negli alberi, particolarmente quelli dalla forma mostruosa che impressionano più di altri la fantasia, nei termitai, molto frequenti nella brousse (boscaglia), negli animali pericolosi sui quali si raccontano straordinarie leggende. Il culto si esprime sempre attraverso il sacrificio di una vita animale.
L’offerta sacrificale viene posta sopra al feticcio, differente a secondo dei casi e dei luoghi. I feticci possono essere: gli scranni degli antenati, le calobas (zucche vuote), le statuette scolpite nel legno, la terra contenuta in un recipiente, i corsi d’acqua, sulle cui sponde si fanno i sacrifici.
Dopo aver pronunciato le richieste, viene recisa la gola dell’animale, solitamente un pollo, viene poi lasciato colare il sangue sopra il simulacro sul quale vengono lasciate cadere le piume che aderiscono al sangue vischioso. Subito dopo l’officiante mangerà la carne dell’animale.

Un ultima e sintetica considerazione sulla religione animista dell’Africa Occidentale: L’animismo è la fede nell’esistenza di un Dio del macrocosmo, un Dio che si occupa dell’intero universo, un essere supremo, perfetto, lontano dagli affanni umani giornalieri, al di sopra delle piccolezze degli uomini, creatore e motore di tutto, il quale non può fare che il bene, dunque non ha bisogno di essere onorato con culto regolare.
Il feticismo con i geni, abitatori del microcosmo, sono divinità vicine agli uomini, che vivono in stretto rapporto con loro, che tramite i rituali magici sono chiamati alle soluzioni dei problemi umani.
Un pericoloso, ma interessantissimo mondo, in cui per alcuni aspetti sono riscontrabili tracce anche nella nostra cultura “popolare”, un mondo in cui è possibile, nel corso della esplorazione, scoprire implicanze e parallelismi del nostro sapere antico e nel contempo provare vertiginose

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