cù-ra dal latino: [cura] derivato dalla radice [ku-/kav-] osservare. Da confrontare con il sanscrito [kavi] saggio.

Le origini della pediatria e Trotula de’ Ruggiero: La prima pediatra nella storia dell’Europa Occidentale

Costantino_Africano_Scuola_Medica_Salernitana_francobollo_2007

Le origini della pediatria

Il primo Pediatra della storia è stato Sorano d’Efeso, vissuto tra il primo ed il secondo secolo d.C., di cui ci sono pervenuti quattro volumi (“sulle malattie delle donne”). Il secondo vol. tratta prettamente dell’assistenza al parto e delle prime cure al neonato. E’ vero che già Galeno ci offre importanti spunti di eugenetica e di puericultura; egli consiglia l’allattamento materno per assicurare al bambino la continuità di ciò che ha ricevuto in utero, mentre non vede di buon occhio l’allattamento mercenario, dà consigli sul modo di individuare le possibili cause del pianto del lattante nel sospetto di infanticidio (docimasia idrostatica o galenica), delle onfaliti, della parotite, dei vermi, del singhiozzo, della fimosi e della parafimosi, dei disturbi della dentizione, delle convulsioni infantili:

Tra gli autori strettamente romani Varrone scrisse sull’educazione dei bambini, Crisippo sugli elminti, Celio Aureliano insegnò la pratica della tracheotomia. Aulo Cornelio Celso nel suo “ de medicina” pur non trattando in modo specifico argomenti di natura pediatrica, ci offre spunti di notevole interesse, esprimendo per la prima volta il concetto di specificità della natura del bambino, non più considerato come un uomo in miniatura.

Caio Plinio Secondo il vecchio, nella sua “Naturalis Historia” ci propone concetti interessanti (influenza dell’età, della costituzione, del clima e delle stagioni sulle malattie infantili, così come interessanti nozioni di auxologia e di endocrinologia pediatrica. Mirabile l’elogio dell’allattamento al seno di Aulo Gellio.

Il passaggio dalla medicina ellenistica a quella bizantina è segnato dall’attività di Oribasio di Pergamo (IV secolo d.C.) autore di quel grande Corpus della Medicina che prese il nome di Sinagoghè, che comprendeva tutto lo scibile da Ippocrate a Galeno. Purtroppo, tra i libri perduti ci sono quelli che parlavano della salute della donna e del bambino. Seguono: Aezio di Amida (VI sec. d.C.) autore del Tetrabiblon, opera in 16 libri, frutto della compilazione di opere precedenti, ma dove non mancano le osservazioni personali sulle febbri e la descrizione della difterite.

Alessandro di Tralles (VI-VII sec. d.C.), autore di monografie sui distrubi degli occhi, sulla febbre, sui vermi intestinali; Paolo di Egina (VII sec. d.C.), che scrisse opere di chirurgia e di ostetricia, descrisse la tracheotomia, ma si occupò anche più strettamente di pediatria, trattando della dentizione, delle convulsioni, delle afte, della stipsi; Aronne, coevo di Paolo di Egina, descrisse il vaiolo nel suo compendio di medicina.

Tra gli arabi Rhazes fu il primo a descrivere il vaiolo distinguendolo dalla varicella, del morbillo e della scarlattina e prescrisse rimedi contro i vermi.

Avicenna prescrisse rimedi contro il vomito dei bambini ed Averroé contro l’apostema della gola.

Le due direttrici di cui sopra, quella bizantina e quella araba e di conseguenza la medicina ellenistica, sarebbero confluite, attorno all’anno mille, nella prima Scuola di Medicina del Mondo Occidentale Moderno, la Scuola Medica Salernitana.L’avvento della Scuola Medica Salernitana e Trotula de Ruggiero

La prima donna che si sia interessata della salute infantile viene appunto dalla scuola Salernitana: Trotula de Ruggiero. Ella, sempre definita “Medichessa”, può essere considerata a pieno titolo come la Prima Pediatra della Storia.

Nata intorno al 1035-1040 e morta nel 1097 secondo i registri delle Morti della Cattedrale, appartenente alla nobile famiglia dei de Ruggiero, sposata con Giovanni Plateario senior da cui ha Giovanni junior e Matteo, tutti ragguardevoli esponenti della Medicina salernitana. Tra i suoi contemporanei ella fu nota come Trotula o Trocta o Trotta come uxor Platearii e mulier sapiens e Magistra.

Cofone anatomista e suo contemporano la citava con orgoglio nelle conferenze in Francia e lo stesso Giovanni da Rodi ne copiò integralmente il testo. Bernardo da Provenza nel 1150 la cita col nome di Tortula. In Pietro Ispano,Papa Giovanni XXI nel 1276 autore del Thesaurum Pauperum vengono citati i rimedi della Trotula.

Se della stessa Trotula i riferimenti bibliografici sono scarsi, si trovano invece numerose citazioni in manoscritti del XIII, XIV e XV secolo. In particolare, in un’opera del 1554 (“miscellanea empirica”), vengono riportate diverse indicazioni di Trotula, provenienti dal suo testo “de mulierum passionibus ante in et post partum”,a cura di Benedetto Vittorio Faventino, eminente medico veneziano.

Nel “De Mulierum passionibus” sono condensati una serie di ammaestramenti, di regole e di rimedi rivolti alla gestante, alla partoriente e alla puerpera ai fini di una buona riuscita della gravidanza. L’ultima parte del testo, ritenuta un’opera a se stante (De ornatu), riguarda una serie di suggerimenti atti a ricostruire il benessere fisico e psichico della donna e del suo bambino.

E proprio in questo trattato è contenuta la descrizione di alcuni metodi, alcuni accorgimenti atti a preservare la salute del neonato e del bambino, consigli di procedure comunemente eseguite all’epoca (siamo nell’XI sec.), supportati dall’esperienza.

Ne riportiamo qualcuno: Il cordone ombelicale sia reciso a tre dita dall’addome (ligetur umbilicus tribus digitis

a ventre mensuratis – Cap.XVIII)

Il bambino venga spesso strofinato e tutte le sue membra vengano racchiuse in fasce affinchè crescano dritte (Puer praeterea saepe est fricandus et quaelibet eius membra in una quaque parte fascia sunt retinenda et iungenda et rectificanda sunt eius membra – Cap.XVIII)

Vicino a lui si pronuncino cantilene e parole facili, mai cantare con voce aspra o rauca (Coram eo cantilenis et facilibus utendum vocibus, nec asperis vocibus cantandum neque raucis- Cap.XVIII)

Appena nato si tenga il bambino con gli occhi coperti e non lo si esponga in luoghi luminosi. (In principio nativitatis oculi cooperiendi sunt, et summopere cavendum est ne sit il loco lucido – Cap.XVIII)

La Trotula non fu l’unica donna “medichessa” a Salerno, scrive Antonio Mazza, priore della Scuola nel XVII sec, nel suo “Historiarum epitome de rebus salernitanis” confermando questa singolare tradizione: “Fiorirono, insegnando nello Studio patrio e discettando in cattedra Abella, Mercuriade, Rebecca…(Floruere igitur in Patrio Studio ac in Cathedris disceptando Abella, Mercuriadis, Rebecca etc.)

Questo dimostra che in una cultura rinomata di medici era possibile che donne ed in particolari mogli di medici potessero dedicarsi a quest’arte, creando le prime figure femminili in un contesto sociale medioevale che aveva strettamente bisogno di prime cure per la donna e l’infanzia.

Lo stesso De Renzi e la Hurd Mead come studiosi hanno colto nella donna il medico che con grazia ed interrogazione tasta il polso dell’ammalato per poter alleviare il male.

A conferma della vericità storica di questa Trotula nel British Museum, ai margini di una copia della edizione del De mulierum passionibus di Spach è scritto: “ apprezzo questa donna ; è pressocchè impossibile che questa opera sia stata scritta da un uomo.Troppe cose vi sono dette che indicano lo sforzo di una donna di aiutare il suo sesso; e che deve essere stato estraneo alla sua naturale modestia lo scriverne, ma che sono il frutto dell’attività onesta di una donna medico,raffinata e gentile, per il bene del suo sesso,”

Ed infine, per arrivare ai nostri giorni la studiosa per eccellenza della Trotula è la Pina Boggi Cavallo, Prof. ssa Ordinaria di Psicologia all’Università degli Studi di Salerno, studiosa della Scuola Medica Salernitana, che suggella alla storia questa donna di doti eccezionali nel campo medico.

Per noi quali orientamenti?

La Trotula per tanti secoli è stata considerata esclusivamente medico ostetrica e trascurato l’interessamento per il neonato e per il bambino, dove invece nei suoi scritti rivela particolari doti pediatriche. Riscoprirla oggi sotto queste vesti dà ancor più prestigio alla Scuola Salernitana che già un millennio fa ha indicato al mondo una disciplina specialistica mai considerata nella storia, e dove non c’era spazio per pensare a cure esclusivamente idonee per il bambino.

L’esempio di questa donna anche “ Prima pediatra”, in un’epoca in cui la morbilità e mortalità infantile nei primi anni è rappresentata da una percentuale altissima, ha contribuito con i suoi insegnamenti a migliorare la vivibilità per la mamma e per il neonato. Ella dev’essere per noi Pediatri “lo stimolo” per continuare la tradizione scientifica della Scuola medica Salernitana che nessuna volontà politica o di uomo può negarci.

Prof. Carlo Montinaro Primario Pediatra Divisione di pediatria Sarno ASL SA 1 e Segretario Nazionale del Gruppo di Studio “Storia della Pediatria” della Società Italiana di Pediatria. – Cattedra itinerante di Storia della Pediatria-

Bibliografia

P. Boggi Cavallo (Salerno) “Trotula de’ ruggiero e il de passionibus: dalla leggenda alla Storia” R. Avallone (Salerno) “ La tradizione medica salernitana ed il gemellaggio Salerno-Montpellier” A. Marchisio(Roma) “L’ecologia nella nella Scuola medica Salernitana” Burd Mead Campbell K. Trotula “Isis” 1930 Caffarato Tirsi M. Rilettura e commento dell’opera “De mulierum passionibus “ di Trotula de’ Ruggiero o Trocta Salernitana “Minerva Medica” 1981 Piero Cantalupo “La practica secundum Trotam “1995

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Una Risposta

  1. L’ha ribloggato su Iridediluce (Dott.ssa Fiorella Corbi).

    Mi piace

    6 gennaio 2014 alle 22:22

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